IL PRIMO CONTATTO DI TONI CON EXU

exu

 

Il Terreiro di Aboliçao è pieno di gente. Oggi c’è una festa. Il Pai de Santo è vestito di rosso, veste una lunga tunica e collane sgargianti che gli arrivano fino all’ombelico. I figli di Santo sono tutti in bianco. Accanto al portone, una giovane donna è seduta su un seggiolino sdrucciolo. Davanti a sé tiene una scatola di scarpe bucata nella quale depone il valore dei biglietti di entrata.

C’è una lunga fila fuori dal Terreiro di Umbanda. Una lunga fila di gente che aspetta questa festa con ansia perché cerca un consiglio, una parola che possa aiutare a risolvere i problemi. Nel mezzo della folla, schivo, ombroso, mordendosi le unghie, c’è Toni. Occhi scuri e capelli scuri. Alto, magro, bianco come un cadavere, ha guidato la sua Porsche nera fino alla Zona Nord di Rio e l’ha parcheggiata proprio davanti al Terreiro, nella via Teixeira de Carvalho; dall’altro lato della strada c’è un bar con una piccola televisione e quattro sedie sgangherate. Quando la Porsche è arrivata tutti si sono girati e hanno commentato, la fila davanti al Terreiro si è aperta naturalmente e le trenta, quaranta persone si sono disperse per un attimo, confuse da quella strana presenza, dall’opulenza e dal rischio che una macchina come quella significano in una zona povera di Rio come Aboliçao. Lo stupore è aumentato quando Toni è uscito dall’abitacolo. Bello, aitante, un brasiliano bianco, sicuramente della Zona Sud. Anche il Pai de Santo deve aver ascoltato il rombo del motore ed infatti è uscito dalla costruzione grigia di mattoni, e ha allargato le braccia muscolose. Toni, che si era messo in fila timoroso, ansioso come molti altri, quando ha visto quel signore venirgli incontro si è aperto in un sorriso.

  • Pai – ha sussurrato ed è scoppiato a piangere.

Gli astanti sono rimasti basiti. A bocca spalancata hanno scortato con lo sguardo il capo del Terreiro e Toni che si abbracciavano, il religioso ha poi accompagnato dentro all’edificio il giovane amico e, prima di salire le scale che li avrebbero condotti alla sua stanzetta, ha detto non voglio essere disturbato da nessuno.

 

Il rituale in questo giorno di festa è iniziato senza la sua presenza. La Mae Pequena, piena di collane al collo che le arrivano fino all’ombelico, e pesano, con l’aspersorio ha irrorato la casa di fumo, ha intonato i canti, i suonatori di tamburi hanno percosso le pelli, i medium della casa vestiti di bianco hanno cantato e danzato e i sessanta, settanta visitatori hanno accompagnato i canti e le danze battendo le mani.

Il Pai de Santo, mentre i suoi adepti introducevano la sessione, è rimasto al piano di sopra con Toni. Lui e Toni sono rimasti seduti in una stanzetta piena di amuleti ad una scrivania piena di cianfrusaglie, carte da leggere, buzios da lanciare ed un pugnale, sì un pugnale, in mezzo alle cianfrusaglie, alle collane. Il religioso ha un’espressione seria.

  • E il cadavere dove lo hai lasciato? – dice.
  • Il cadavere – Toni si sta mangiando le unghie – è nel portabagagli della Porsche -.

 

Il religioso osserva Toni con occhi languidi. Si conoscono da poco ma per lui è come un figlio. Toni osserva il Pai de Santo con occhi disperati. E’ la sua ultima speranza prima di un ricovero nel reparto di psichiatria dell’ospedale Pinel di Botafogo, o della prigione.

  • Non giustifico quello che hai fatto. Ma prima di darti qualsiasi tipo di consiglio, vorrei che ne parlassi con una delle mie Entità.
  • Con quale?
  • Con Exu.
  • Ho paura di Exu – risponde Toni.
  • In questo caso … – l’omone abbassa lo sguardo e non conclude la frase ma Toni capisce che se è arrivato fino a quel punto, se ha varcato la porta di quel Terreiro, ormai non può che continuare in quella direzione.

 

Per questo sono scesi, il capo muscoloso ha ripreso la direzione dei lavori della sessione e il visitatore si è seduto tra il pubblico, osservato, studiato silenziosamente da tutti. Sì perché non è tutti i giorni che un abitante della Zona Sud giunge da queste parti e non è tutti i giorni che ci arriva con un macchinone come quello. E non è tutti i giorni (o forse non è proprio mai successo) che il Pai de Santo accolga qualcuno sulla porta, abbracciandolo come un figlio.

 

La sessione di Umbanda, diretta dal capo del Terreiro, è un’altra cosa. L’uomo digrigna i denti e pare una tigre, balla come uno zingaro vanitoso, bello nonostante i sessanta anni e la pancia. Balla, volteggia, gira muovendosi agile sulle ginocchia mentre i figli percuotono i tamburi.

Quando le luci sono spente, è giunto il momento dell’incorporazione, della possessione da parte degli spiriti. Toni, dietro una cicciona coi capelli fitti e spessi come le foglie di un albero di acacie, vede a malapena quello che sta succedendo ed è preoccupato. Consulta l’ora ogni tre minuti. Suda. Pensa alla Porsche parcheggiata fuori e al cadavere nel portabagagli. Non si sente in colpa. Nemmeno un po’. Quell’uomo meritava di morire.

Ed ecco che all’improvviso, solo in mezzo al semicerchio dei figli, il religioso viene posseduto da Exu, dal demonio. Trema dalla testa ai piedi, dai piedi alla testa e viene posseduto da Exu, dal demonio. Un figlio accende un sigaro e glielo porge. Un altro figlio versa della cachaça nel bicchiere di ferro e glielo porge.

Il Pai de Santo non è più lui. Gli occhi sono vuoti, gli occhi segnalano un’assenza. E una strana presenza. L’assenza è quella dello spirito del religioso. La presenza è quella di un altro spirito. Exu aggrotta le ciglia. Ormai non è più il Pai de Santo, è Exu. Exu aggrotta le ciglia e dice ai figli di continuare a cantare. I figli obbediscono; mentre tutti cantano e ballano e i figli del capo del Terreiro vengono posseduti da altri spiriti, il demonio si avvicina ai visitatori, chiama Toni per nome e lo obbliga a seguirlo. Toni schizza fuori dalle panche, urta una bambina di pochi mesi dentro al passeggino e si chiede che cosa ci faccia una ragazzina ad una cerimonia come quella. Exu prende il visitatore sottobraccio e i due camminano (seguiti da un uomo di bianco che regge la bottiglia di cachaça) verso l’uscita del Terreiro, verso la Porsche.

L’assassino e lo spirito raggiungono la macchina parcheggiata fuori mentre nel bar davanti un gruppetto di una decina di persone sta seguendo una partita nella televisione.

Lo spirito dice a Toni di aprire il portellone. Toni, dal colorito trasparente, obbedisce e così il demonio vede il cadavere di un uomo dai capelli grigi, in giacca e cravatta, contorto, accartocciato su se stesso come un bambino nella pancia della mamma.

  • La morte è l’inizio di tutto. Non è mai la fine – dice e Toni annuisce. E’ sorpreso dalla ragionevolezza dell’argomentazione.
  • La morte è l’inizio e il tuo amico, il tuo migliore amico è adesso in un altro piano spirituale e sta cercando di capire perché è uscito dal piano terreno, che è il vostro. Lo sa che la colpa in fondo è stata sua, che ha fatto ciò che non doveva fare, che è andato a letto con la persona sbagliata. Lo sa. E si sente in colpa. Però sa che chi ha deciso di eliminarlo non è stato Dio ma sei stato tu. Non ti perdonerà facilmente. E potrebbe decidere di seguirti, alla prima occasione di colpirti. Potrebbe cercare di farti impazzire. O ammalare. Tu ce la fai a reggere?
  • Forse, con il Suo aiuto … – replica Toni.
  • Bene, allora adesso guida la macchina al fiumiciattolo qui vicino; prendi il corpo del tuo amico e gettalo nel fiume. Poi, prima di tornare a casa, fermati a un qualsiasi crocevia e accendi una candela rossa – mentre il demonio parla, il figlio di santo, di bianco, porge la candela e una scatola di fiammiferi al giovane Toni.
  • Quando entrerai in casa bevi un bicchiere di un qualsiasi liquore, ma deve essere forte. Dai un bacio alla tua donna e, se puoi, perdonala per quello che ha fatto. Dormi sonni tranquilli, che il peggio è passato.

Alla prossima luna piena torna qui da me con dell’oro da offrirmi. Non molto, ne basta poco. Una collana, un anello, meglio se di tua moglie. Vedrai che, con il mio aiuto, ce la farai a superare questo momento. Ricordati però una cosa: non devi uccidere mai più.

  • Certo, certo – dice Toni e sente un singhiozzo salirgli dal petto, e la voglia di piangere di nuovo. Si sente grato verso questo strano individuo e verso il capo del Terreiro che conosce poco, ma che gli ispira fiducia. Tornerà con dell’oro e farà quello che il Pai de Santo e gli spiriti gli diranno di fare, e chissà che non trovi un po’ di pace spirituale.

 

 

 

 

 

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